I buchi di tensione sono definiti come una riduzione improvvisa della tensione ad un valore al di sotto del 90% e non inferiore all'1% della tensione nominale. La profondità del buco di tensione è definita come la differenza tra il minimo valore efficace della tensione durante la riduzione e la tensione nominale. La durata del buco di tensione è convenzionalmente compresa, dalla norma CENELEC EN 50160, tra 10 ms e 1 minuto.

 

Rappresentazione schematica di un buco di tensione

 

Mentre le microinterruzioni sono quasi sempre attribuibili alla rete o a effetti esterni sulla stessa (guasti, disservizi, richiusure automatiche di interruttori su reti a neutro isolato, fulminazioni, ecc.), l'origine dei buchi di tensione è da ricercare, oltre che nella rete (per guasti e fulminazione) anche all'interno dell'utenza stessa, per guasti nella rete di utenza o avviamento di grandi motori.

Generalmente all'origine di buchi di tensione vi sono forti variazioni improvvise di corrente (guasti nella rete di alimentazione o negli impianti utilizzatori, manovre di grossi carichi in relazione alla potenza di corto circuito della rete) e l'abbassamento di tensione è proporzionale all'aumento anomalo della corrente. La frequenza con cui questo tipo di disturbo si manifesta è estremamente variabile essendo un fenomeno dovuto ad eventi accidentali e/o casuali.

L'effetto prodotto da un buco di tensione sulle apparecchiature dipende dall'interazione tra la sensibilità dell'apparecchiatura e l'entità del disturbo, ossia dalla profondità e dalla durata dell'abbassamento di tensione. In alcuni casi, per esempio nel caso di processi continui per la produzione della carta o dell'industria tessile, un buco di tensione può bloccare per alcune ore l'intero processo produttivo.

Le apparecchiature sensibili ai buchi di tensione sono tutte quelle che non hanno una riserva energetica sufficiente da potersi autosostenere nel caso di alimentazione parziale, come i motori con accumulo cinetico insufficiente, i calcolatori, i personal computers, i PLC, i microprocessori, i trasduttori e i sistemi di controllo, i contattori o gli interruttori con relè di minima tensione. Altre apparecchiature sensibili sono quelle contenenti parti di elettronica di potenza, sistemi di illuminazione con lampade a scarica e le apparecchiature elettroniche in genere.

I provvedimenti per limitare questo genere di disturbo possono essere presi dall'ente distributore o dall'utente; nel primo caso sarà necessario un aumento dell'affidabilità complessiva dei componenti e della rete, mentre nel secondo si dovrà intervenire con interventi di desensibilizzazione mirati in modo da ridurre la sensibilità dell'apparecchiatura o del processo.